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Perché un Osservatorio sulle politiche sociali regionali

Nell’ultimo decennio, in molti stati europei, si è dato nuovo impulso, o rinnovato vigore, a processi di trasferimento di poteri e funzioni dal centro verso la “periferia”, collaborando a potenziare il grado di autonomia e decentramento territoriale interno.

Tale processo di progressivo decentramento istituzionale ha interessato anche le competenze statali in materia di welfare, soprattutto nei settori della sanità e dei servizi sociali. A partire dall’ultimo decennio del ventesimo secolo, infatti, il trasferimento ai livelli di governo sub-statali di competenze relative ad alcuni settori del welfare nazionale, come la sanità ed i servizi sociali, sembra una tendenza comune a molti stati europei, anche se in ciascun ordinamento, ovviamente, si sviluppa con caratteristiche e dimensioni peculiari, strettamente connesse con la forma di stato ed il modello di welfare nazionale adottato.

Per esempio, in Francia il controverso cammino delle riforme sul decentramento territoriale ha riguardato anche l’ambito delle competenze in materia sanitaria e sociale, le quali, a partire dalla riforma del 1996, hanno visto crescere il ruolo dei dipartimenti. In Spagna, nel corso degli anni novanta, è cresciuto il ruolo delle Comunità Autonome nella sanità, la quale è stata oggetto di un vero e proprio processo di regionalizzazione, mentre in Svezia i primi esperimenti di regionalismo hanno portato alla costituzione di regioni pilota che possiedono competenze, oltre che in materia di sviluppo economico, anche nell’ambito della sanità pubblica.

Le ragioni di tale macro-tendenza sono molteplici ed in parte da ricercare da un lato, nell’ampliamento delle competenze dell’Unione europea che sembra incidere sulla strutturazione interna degli Stati nazionali favorendo processi di riallocazione del potere politico, normativo ed amministrativo verso i livelli di governo sub-statali; dall’altro lato, nella crisi del welfare state europeo che pare aver incoraggiato, almeno in alcuni tradizionali settori del welfare europeo, quali la sanità e l’assistenza sociale, un processo di progressivo trasferimento di poteri, funzioni e responsabilità, dalle autorità centrali verso gli enti politici territoriali sub-nazionali.
L’ordinamento italiano si inserisce pienamente in questa prospettiva di decentramento del welfare sociale e sanitario: nella sanità, con le riforme degli anni novanta, si è compiuta un’autentica regionalizzazione del Servizio Sanitario Nazionale sia sotto il profilo delle competenze amministrative, che sul versante finanziario, attraverso la progressiva attuazione del federalismo fiscale. Ancor più spinto è stato poi il processo di decentramento delle competenze relative ai servizi sociali, su cui le regioni possono legiferare ormai sciolte dal vincolo del rispetto dei principi fondamentali statali.

Gli enti territoriali sub-statali vengono così a svolgere un ruolo sempre più determinante nella disciplina, programmazione e gestione dei servizi sociali e sanitari europei.

In questa prospettiva, l’Osservatorio sui modelli di welfare regionali del WISS offre una rassegna ragionata dei materiali normativi e programmatori in materia sanitaria e sociale di ogni regione italiana, cercando di delineare così i tratti distintivi che caratterizzano i sistemi dei servizi sociosanitari regionali.
(a cura di  Elena Vivaldi)